Una maestra mi disse che la libertà di suonare il pianoforte non ci serve a niente se non sappiamo suonare il pianoforte. Così la mia passione per l'educazione libera è stata continuamente plasmata e ridefinita nella mia esperienza a Malacatù, grazie anche al contributo di vari autori e personaggi che mi hanno mostrato come diverse situazioni e diverse persone richiedano stili di accompagnamento differenti, e che le necessità dei bambini a volte non centrano nulla con la mia fissazione per la libertà. Perciò fuggo la gabbia dell'ideologia, ma continuo a credere profondamente che, per citare un altro maestro, Petr Aleksevic Kropotkin, le persone possono migliorare solo se hanno la libertà di farlo: non c'è prigione che renda un individuo una persona migliore. E allora è questa la mia missione a Malacatù: accompagnare, comprendere, offrire le condizioni attraverso cui questi ragazzi possano crescere, possibilmente felici e soprattutto consapevoli delle strade che percorrono. Il mio obiettivo, o meglio il mio sogno, è non far spegnere quella fiamma che arde nel cuore di ogni bambino affamata di conoscenza, e che i percorsi che tanti di noi hanno affrontato hanno visto affievolirsi, se non spegnersi completamente, spesso proprio tra i banchi di scuola. Malacatù non è un utopia realizzata. È un passetto in una bella direzione.